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Hänsel e la sua sorellina Gretel
vivevano in una casetta posta al limitare di un bosco. Rimasti
orfani della madre, il padre, che faceva il taglialegna, si
era risposato. Così Hänsel e Gretel ebbero una nuova madre, ma
quanto diversa da quella vera! Era crudele, non sapeva cosa
fosse l'affetto e, non sapendolo, non poteva né riceverlo né
tanto meno trasmetterlo.
Il taglialegna rimaneva fuori casa dal mattino alla sera, così
non sapeva nulla delle umiliazioni a cui la donna sottoponeva i due
bambini. Per giunta, pur faticando tutto il giorno ad abbattere
alberi con la scure, non sempre guadagnava abbastanza per mantenere
la famiglia.
"Sapeste che tristezza", a volte raccontava, "nell'abbattere un
albero! Fosse per me, li lascerei tutti in piedi. Un albero che
cade senza vita nel bosco fa un gran rumore. Fa un rantolo
disperato. E, se nel bosco c'è la neve, solleva un turbine di neve.
Poi tace, con i suoi rami inerti, e il bel tronco che non potrà mai
più rinverdire".
Ma a volte parlava anche d'altro, il taglialegna. Diceva, ad
esempio, di non essere più in grado di mantenere, con il suo, la
moglie e i due figli. Ed erano tempi, quelli, in cui il solo
sfamarsi era già una conquista.
Per non dispiacere al padre, i due ragazzini non si lamentavano
mai, nemmeno quando i morsi della fame si facevano sentire
forti.
Una sera l'uomo era particolarmente sconsolato. Allora la
perfida moglie lo consigliò.
"C'è una cosa che potremmo fare".
"Che cosa?", chiese lui rimanendo in attesa.
"Basta portare Hänsel e Gretel nel bosco, e lasciarveli. Sta'
sicuro che si arrangeranno, troveranno come sopravvivere".
Il taglialegna balzò a sedere, sconvolto.
"Far smarrire nel bosco i miei due figli? Questo mai.
Morirebbero di fame. Piuttosto, sarò io a sacrificare la mia vita",
giurò.
Ma i giuramenti s'infrangono, si rompono, specie se c'è chi
suggerisce delle buone giustificazioni per farlo.
Infatti, la donna: "E se muori tu, se muoio io, non resteranno
soli lo stesso? Sarà meglio per tutti portarli nel bosco e
affidarli alla buona ventura".
Il taglialegna si rassegnò. Chinò il capo, e non si oppose
più.
Hänsel e Gretel, non visti, avevano ascoltato questi discorsi, e
si può immaginare la loro disperazione. Però Hänsel era un
ragazzino coraggioso. E fece coraggio alla sorellina.
"Non perderti d'animo. Ho in mente qualcosa che ci consentirà di
ritrovare la strada di casa". Infatti, quando scese la notte,
sgattaiolò in strada, fece provvista di molti sassolini e se ne
riempì le tasche.
L'indomani, all'alba, il padre svegliò i figlioletti.
"Sbrigatevi.
Dobbiamo partire. Intanto che io taglierò la legna, voi
cercherete funghi e lamponi".
Partirono dunque, ma lungo la strada, ogni tanto, Hänsel
lasciava cadere un sassolino, come traccia per orientarsi.
Giunsero tutti e tre nel bosco. Il taglialegna cominciò a
lavorare di scure contro un bellissimo abete, mentre i ragazzini,
tenendolo sempre d'occhio, cercavano i funghi e i lamponi.
Verso mezzogiorno, stanchi e con uno scarso bottino, chiesero al
padre qualcosa da mangiare. L'uomo gli mise in mano due fette di
pane, che essi divorarono. Poi si addormentarono, cullati anche dal
ritmico rumore d'un randello che il padre aveva legato all'albero:
quei colpi parevano proprio colpi d'accetta, come se l'uomo fosse
sempre lì accanto.
Invece, di soppiatto, mogio e addolorato per la cattiva azione,
egli aveva ripreso la strada del ritorno.
Svegliatisi, ed era ormai l'imbrunire, Hänsel e Gretel
chiamarono a gran voce il padre. Inutilmente.
"E adesso ?", prese a piangere Gretel. "Morremo divorati da
qualche bestia feroce. Oh, Hänsel...", e gli si strinse al
fianco.
"Non temere", la rassicurò il fratellino. "Anche la nostra
mamma, dal cielo, ci proteggerà. Vieni. Seguiremo una traccia che
ci ricondurrà dritti a casa".
Illuminati dalla luna, i sassolini splendevano, li guidavano
lungo la strada. Quando Hänsel e Gretel bussarono all'uscio di
casa, padre e matrigna trasecolarono. E fingendosi alla
disperazione, diedero ai bambini la colpa di essersi allontanati
troppo, di essersi sperduti.
Per nulla pentiti, il padre e la matrigna ci riprovarono. La
mattina dopo, infatti, tutta la famiglia era in marcia verso il
bosco.
Non avendo fatto in tempo a raccattare i sassolini, Hänsel
spargeva lungo il sentiero dei pezzettini di pane, consumando tutta
la fetta che aveva ricevuto per la propria colazione.
Di nuovo si ripeté la scena del giorno prima. A una cert'ora,
stanchi, i ragazzini si addormentarono e, quatti quatti, padre e
matrigna se la filarono.
"Non temere", disse Hänsel alla sorella, non appena si
ridestarono, "anche stavolta ho lasciato delle tracce sulla
strada".
Ma, per quanto entrambi cercassero i pezzetti di pane, non li
trovarono. Infatti se li erano mangiati gli uccelli.
Soli, nel bosco buio, i due poveri fratellini vagarono tutta la
notte cercando di orizzontarsi, ma non era facile ritrovare il
sentiero, e non fu facile nemmeno l'indomani, alla luce del sole.
Mangiarono, per sfamarsi, more di rovo e radici, e per dissetarsi
bevvero l'acqua dei rigagnoli, che a quei tempi era pura, fresca:
un ristoro.
E giunsero
davanti a una strana casetta, fatta tutta di marzapane con
ricami di zucchero candito. Il tetto era di cioccolato e la
porta di torrone croccante.
Non credendo ai loro occhi, cominciarono a sgranocchiare quel
bendiddio.
"Cro, cro, cro", facevano i loro dentini. E il rumore giunse
alla padrona di casa, una vecchietta che apparve sull'uscio, e alla
quale essi raccontarono la loro storia.
"Poveri bambini", disse la vecchietta, che era in realtà una
strega, "entrate a rifocillarvi. Vi preparerò latte, cacao e
biscotti. Ma i muri della mia casa, no. Quelli non addentateli,
sennò me la buttate giù".
Saziatisi, Hänsel e Gretel, stanchi di tanto girovagare, caddero
in un sonno profondo.
Quando Hänsel aprì gli occhi, l'indomani mattina, si ritrovò
però chiuso in una gabbia: a rinchiuderlo era stata la strega. Ella
aveva infatti per abitudine di attirare i bambini nella sua casa di
marzapane, e di mangiarseli dopo averli fatti ingrassare ben
bene.
"Rivoglio mio fratello, liberalo subito!", cominciò a strillare
Gretel quando a sua volta si destò, e non vide più Hänsel accanto a
sé. Gridando, batteva i suoi piccoli pugni contro i larghi fianchi
della megera.
"Ah, ah, ah!", lei rise forte. "Mi papperò prima lui e poi te.
Intanto va' a prendere una pentola d'acqua. Preparerò un buon
pranzetto per Hänsel, che diventerà bello grasso, in modo da
gustarmelo di più".
Di tanto in tanto, la strega andava a vedere quanto il ragazzo
fosse ingrassato. Ma, essendo piuttosto cieca e non potendo fare
affidamento sulla propria vista, diceva ad Hänsel: "Metti fuori un
dito, perché io senta se sei abbastanza cicciotto".
Furbo, Hänsel
sporgeva fra le sbarre della gabbia un ossicino. Lei lo
tastava, poi scuoteva la testa, scontenta.
Stufa di dover attendere troppo, un giorno però la strega decise
che, grasso o no, si sarebbe mangiato Hänsel comunque. E stabilì di
farselo arrosto. Accese il forno, aspettò che si scaldasse alla
giusta temperatura, quindi disse a Gretel: "Va' a vedere se c'è
brace abbastanza. Non vorrei che mi si scuocesse il pranzo per
mancanza di fiamma".
E Gretel: "Ma come posso fare, se l'apertura del forno è così
stretta?".
E la strega: "Stretta? Ma se ci passo io, guarda". E così
dicendo si protese in avanti, all'altezza dell'apertura.
A quel punto Gretel, con una forte, rapida spinta, la scaraventò
dentro e chiuse lo sportello. Ed essendo assai vecchie, le ossa
della strega crepitarono che era un piacere.
La ragazzina corse a liberare il fratello. Si abbracciarono. Si
scambiarono affettuosità e complimenti.
"Sei ben coraggiosa, Gretel...".
"No, Hänsel. Il più forte sei tu".
Poi, guardatisi attorno, scoprirono in un sacco vicino alla
dispensa uno splendente tesoro di pietre preziose. Gretel se ne
riempì il grembiule dopo averlo annodato come una sporta. Hänsel si
servì delle tasche dei calzoni, e ve ne buttò dentro molte
manciate. Quindi fuggirono.
Ma la strada di casa non si vedeva. Anzi, sui loro passi si
stendeva adesso un lago, ed era impossibile superarlo,
attraversarlo. Per fortuna, ecco giungere in volo un cigno, che si
fermò accanto a essi.
"Ah, signor cigno, se le vostre ali reggessero, se potessero
portarci...". Il cigno si piegò un poco, Hänsel e Gretel montarono
su di lui, e planarono proprio in vista della loro sospirata
casa.
Venne ad aprire il taglialegna. Era, o pareva, invecchiato.
Distrutto dal rimorso e dalla disperazione. Sua moglie era morta:
troppo il peso delle sue cattive azioni.
Padre e figli si abbracciarono. Piansero di gioia, e poi
risero.
E da allora vissero tutti e tre nel benessere, senz'alcuna
preoccupazione, grazie all'immenso tesoro trovato in casa della
strega. |