
Un gran brutto affare, la fame. Quando
si ha fame si arriva a far cose che mai si farebbero da sazi e
pasciuti!
Uomini e bestie, in questo si assomigliano. Ma Cappuccetto Rosso
non lo sapeva. Cappuccetto Rosso era infatti una bella bambina che
viveva senza pensieri, assieme alla sua mamma. Era senza pensieri
come tutte le bambine. Era buona, ma spesso dimenticava i consigli
che la mamma le dava. E la chiamavano così, Cappuccetto Rosso, per
via d'un cappuccetto di quel colore che, di solito, le ornava la
testa.
Un giorno la nonna di Cappuccetto Rosso, che abitava da sola al
di là del bosco, si ammalò, e la bambina, vedendo che la mamma era
assai indaffarata, si offrì di andare da sola a farle visita.
La mamma era molto preoccupata: con tanti pericoli che c'erano
nel bosco...
Alla fine, però, con un bel cestino pieno di buone e profumate
focacce, Cappuccetto Rosso ottenne il permesso di mettersi in
viaggio. Ed era felice, perché i bambini che vanno a trovare la
nonna sono sempre felici.
"Mi raccomando", le aveva detto la mamma. "Bada di non perderti
nel bosco. Segui sempre il sentiero principale. E non parlare con i
forestieri".
La bambina promise, e s'incamminò.
La giornata era tiepida e il bosco un incanto. Le foglie degli
alberi e i rami dei cespugli avevano mille colori.
A una curva del sentiero ecco, nell'erba, una piccola distesa di
fragole selvatiche che si facevano mangiare al solo guardarle. Ma
erano un po' fuori mano.
"Che importa?", si rassicurò Cappuccetto Rosso. "Ne colgo una
qui, una là. Sembrano una più bella dell'altra: le porterò alla
nonna".
Chinandosi a
raccoglierle, senz'avvedersene si allontanava dal sentiero. E
non poteva accorgersi, nella sua innocenza, che dietro gli
alberi qualcuno la spiava.
Faticò non poco a ritrovare il sentiero. Per fortuna, il cestino
con le focacce era ancora là. Allegramente, Cappuccetto Rosso vi
aggiunse le fragole raccolte, poi infilò il suo piccolo braccio nel
manico e a passo spedito riprese il viaggio.
Cammina cammina, il bosco si faceva sempre più fitto, ma sempre
più incantevole. O forse incantato.
"Che belle farfalle. Ce ne sono di gialle, di azzurre, di
bianche... Ma è difficile acchiapparle, non è facile nemmeno stare
dietro al loro volo", pensava Cappuccetto Rosso. Forse era la prima
volta che scopriva le meraviglie della Natura così da vicino, tutta
sola e libera di ammirarle.
Ed ecco una grande distesa di margherite, con dei petali così
grandi che dicevano: "Sfogliami!".
Cappuccetto Rosso, non sapendo resistere al loro richiamo, pose
a terra il paniere e si mise a coglierle.
"Ne farò un mazzetto da portare alla nonna, assieme alle focacce
e alle fragole", si riprometteva. Mentre, dall'alto degli alberi,
il sole stava già tramontando.
E anche se i bei tramonti sono uno spettacolo da fermarsi a
guardare, Cappuccetto Rosso si rese conto che l'ora si faceva
tarda. Soprattutto, si rese conto d'essersi di nuovo allontanata di
molto dal sentiero.
"Povera me! E adesso? Ci sarà ancora il cestino?".
E pregò gli angeli che l'aiutassero a ritrovare la strada.
Gli angeli l'aiutarono. Sentiero e paniere furono ritrovati. Ma
sul sentiero, vicino al paniere c'era un lupo, un lupo bello
grosso. E affamato.
Con voce cavernosa, che avrebbe voluto essere gentile, il lupo
parlò: "Dove vai bella bambina, tutta sola, nel bosco in
penombra?". E mostrava i suoi lunghi denti.
"Vado a trovare la mia nonna, che è ammalata. Le sto portando,
vedi?, queste focacce. Te ne darei una, ma la nonna è sola...".
Il lupo si leccò i baffi, ma non certo pensando alle focacce,
che non erano cibo per lui: "Allora, se è sola...".
"Se è sola? Che vuoi dire, lupo?".
"Niente. Pensavo tra me. Ti saluto, buona camminata. Io vado per
la mia strada. Chissà che non ci si riveda".
In realtà il lupo, saputo quello che gli premeva sapere, corse a
zampe levate verso la casa della nonna di Cappuccetto Rosso, per
precedere la bambina. E correndo metteva a punto il suo piano.
"Prima mi mangerò la nonna. Poi, come dessert, mi mangerò
Cappuccetto Rosso, che è tenera".
In realtà, un po' di rimorso il lupo lo provava, per quel doppio
pranzo che si apprestava a consumare.
"Però, non posso nemmeno morire di fame", si giustificava. "In
qualche modo bisogna pure arrangiarsi...".
Così ragionando arrivò al di là del bosco, alla casa della nonna
di Cappuccetto Rosso.
Bussò.
"Chi è?", domandò
una voce dall'interno.
"Sono io, Cappuccetto Rosso. Ti porto le focacce. Aprimi,
nonna".
E la vecchina, ignara di tutto: "Gira il chiavistello, piccola
mia, entra".
Il lupo entrò. Chiuse gli occhi, compì un balzo, e fece della
povera nonna un sol boccone. Poi si mise la cuffia della vecchina e
s'infilò sotto le coperte.
Poco dopo giunse a casa della nonna anche Cappuccetto Rosso.
Bussò alla porta, chiese di entrare. Il lupo imitò come poté la
voce della vecchina: "Sono molto raffreddata. Senti come sono
rauca? Avanti, gira il chiavistello. Oh, che piacere vederti!".
Fiduciosa, contenta, Cappuccetto Rosso si approssimò al letto.
La stanza era in penombra, tuttavia ella riuscì a vedere che le
fattezze della nonna erano cambiate.
"Che occhi grandi che hai...", esclamò.
"Per vederti meglio, mia piccina", mentì il lupo.
"E che mani grandi, nonna", si stupì ancora Cappuccetto Rosso,
intanto che si avvicinava al letto.
"Per accarezzarti meglio, bambina mia".
"E che naso lungo... Un naso così lungo non te l'ho visto mai,
nonna".
"È per sentire meglio il profumo delle focacce, bocconcino
mio".
Ora, se a questo punto qualcuno pensa che, sentendosi chiamare
bocconcino, Cappuccetto Rosso avrebbe dovuto insospettirsi, forse
ha ragione. Ma i bambini non conoscono la diffidenza.
Perciò, ormai accanto al letto: "Ma che bocca grande che hai,
nonna...".
"Per mangiarti meglio", ululò il lupo, scattando fuori dal letto
e facendo della povera Cappuccetto Rosso un solo boccone, come
aveva già fatto con la nonna.
Poi il lupo, sazio e soddisfatto, tornò a letto e si
addormentò.
Il lupo dormiva, ignaro di quello che l'attendeva. Se l'avesse
saputo, certo sarebbe fuggito precipitosamente.
Davanti alla
casetta stava passando un cacciatore che, vista la porta
socchiusa, pensò di entrare a chiedere un po' di ristoro.
Era stanco, quell'uomo. Infatti da più giorni stava dando la
caccia a un grosso lupo. Che subito individuò in quel fagotto nel
letto.
Che fosse lui il cacciatore non ebbe dubbi, nonostante la cuffia
in capo. Infatti il lupo, pieno come un uovo, russava. E russava
fischiando, ululando, come fanno i lupi.
"Questa volta non mi scappi", disse fra sé, tutto lieto, il
cacciatore. Caricò il fucile, lo puntò, e non provò la minima
incertezza nel far partire il colpo, a bruciapelo.
"Buuum!".
E il lupo era morto.
"Non farai più paura a nessuno. Non farai più del male a
nessuno", disse a voce alta il cacciatore. Intanto, con un
coltellaccio, stava aprendo la pancia della bestia, gonfia in modo
spropositato.
Eccole, Cappuccetto Rosso e la sua nonna, sgusciarne fuori, con
comprensibile sollievo.
"Appena in tempo", disse la nonna, che per lo spavento si
sentiva guarita da tutti i mali.
A sua volta, Cappuccetto Rosso meditava sulla sua brutta
avventura.
Salutata la nonna, la bimba corse a casa per riabbracciare la
mamma, assai in pena per il suo ritardo.
E che Cappuccetto Rosso abbia tratto insegnamento da quello che
le era capitato è più che probabile. Voi forse non lo avreste
fatto? |