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Giorgio Di Centa si consacra
finalmente protagonista assoluto nella gara olimpica dei 30 km
a tecnica libera svoltasi questa mattina a Pragelato, bissando
l'oro che solo una settimana fa aveva conquistato con la
staffetta nella 4 x 10 km. Il carabiniere friulano centra così
un risultato straordinario per il fondo azzurro dopo 38 anni
dall'unica medaglia d'oro olimpica individuale, quella di
Franco Nonesai Giochi di Grenoble 1968 nella 30 Km a tecnica
classica.
L'azzurro, insieme al collega Pietro
Piller Cottrer, altro favorito alla corsa alle medaglie, ha
mantenuto sempre la testa della gara: una gara d'attesa in cui
tutti i migliori si sono studiati da vicino, senza però mai
sferrare l'attacco decisivo, fino a quando a poco meno di due
chilometri il folto gruppo dei battistrada si trovava ad affrontare
per l'ultima volta la salita prima della corsa finale verso il
traguardo. A questo punto, lo svedese Mathias Fredriksson ha
cercato di fare la selezione allungando il passo proprio sulla
lunga salita. Ed è qui che Di Centa, con grande freddezza e senso
tattico, seguiva lo scandinavo senza però dare l'impressione di
voler tentare il tutto per tutto come aveva invece fatto nella
pursuit di due settimane prima.In quell'occasione si era ritrovato
davanti insieme a Piller Cottrer, ma l'eccessivo allungo in salita
gli aveva praticamente stremato le gambe costringendolo poi a
cedere al rientro degli avversari proprio sui metri finali, quelli
decisivi, quelli che segnano la differenza tra una medaglia o un
cocente quarto posto.
Oggi no, Giorgio è sicuro, la sua
scelta tattica ordina di non esagerare sull'arrampicata finale
dell'ultimo giro, ma riservare le energie necessarie a giocarsi
tutti allo sprint. Ed proprio così che ha fatto Di Centa, con
grande coraggio si è ritrovato in quegli ultimi trecento infiniti
metri, da solo là, davanti a tutti, le gambe tengono, il calore dei
tifosi ti spinge, ma nonostante tutto ti aspetti sempre il rientro
di qualcuno, qualcuno che alla fine riesce a mettere la punta degli
sci davanti ai tuoi e infrange il sogno di una vita.
Oggi non è andata così, l'attacco
del carabiniere friulano è partito da lontano, trecento
interminabili metri da giocarsi insieme ad altri nove affamati
atleti, pronti a giocarsi tutto per quei primi tre posti di
gloria.
Superato il francese Vittoz, sulla
sinistra, Di Centa ha abbassato il capo e senza timori si è
involato sul traguardo, dove ad attenderlo c'era il suo secondo
titolo olimpico, dopo quello della staffetta di una settimana
fa.
Sulla linea d'arrivo, così
nell'ordine: Di Centa, il russo Dementiev ed il veterano austriaco
Botwinov specialista delle lunghe distanze, il transalpino Jonnier,
Piller Cottrer e lo svedese Soedergren. Tutti in due secondi,
impensabile e mai successo in una cinquanta chilometri.
Una gara perfetta quella di
Di Centa, senza la minima sbavatura, degli sci velocissimi e
soprattutto tanta, tanta voglia di lasciare il segno nella
storia di questo sport durissimo e al tempo stesso così
affascinante anche per togliersi di dosso l'inevitabile,
consueto collegamento con la sorella Manuela, assoluta
campionessa del passato più recente, la quale, con le sue otto
medaglie, ha sempre offuscato i risultati di Giorgio. Una gara
perfetta questa 50 km, perché è andato tutto per il verso
giusto: si giocava in casa, era l'ultima occasione per
centrare un obiettivo così importante. C'erano la moglie Rita
e le tre figliolette ad attenderlo al traguardo, c'era il
padre ed il fratello Andrea, e la sorella Manuela, sua prima
grande tifosa.
In più era ancora domenica, un
giorno fortunato per i carabinieri, visto che sia l'oro di
Zoeggeler che quello della staffetta 4x10 km, erano arrivati nelle
prime due domeniche olimpiche; anche oggi si è ripetuta la
"domenica del carabiniere", come molti hanno simpaticamente
sottolineato. Gli atleti dell'Arma chiudono così in maniera
determinante un'Olimpiade per certi versi sfortunata, visto il
quinto posto di Oberstolz nello slittino doppio a soli 2 decimi dal
bronzo, e il quinto posto di Rocca in combinata, che dopo un grande
recupero nella prova di slalom si è ritrovato a soli sette, miseri
decimi dalla medaglia.
Tuttavia, questa è stata
un'Olimpiade complessivamente trionfale per i colori dell'Arma.
Infatti, se si dovesse stilare una classifica di tutti i Gruppi
Sportivi Militari per le medaglie conquistate ai questi Giochi, i
Carabinieri con tre ori e un bronzo starebbero davanti a tutti. Il
loro contributo al medagliere azzurro è stato quindi determinante.
Aveva aperto Piller Cottrer con il prezioso bronzo della pursuit
nella seconda giornata di gara, quella del successo nello slittino
singolo di un altro grande carabiniere che risponde al nome di
Armin Zoeggeler, primo oro azzurro a Torino. Poi ci hanno pensato
il solito Piller e Di Centa, determinanti autori del trionfo
azzurro nella staffetta 4x10 km ed infine ancora Di Centa con
questa splendida vittoria di oggi. E proprio il fondista di Paluzza
(UD), carabiniere convinto, sognando già una promozione per meriti
sportivi, sottolinea come il supporto dell'Arma sia stato sempre
fondamentale nel corso della propria carriera sportiva.
E che
dire poi di Armin Zoeggeler, orgoglioso e glorioso alfiere
della squadra azzurra alla cerimonia di chiusura di questa
sera; lui con le sue quattro medaglie olimpiche in quattro
edizioni diverse è diventato un po' il simbolo della squadra
azzurra a Torino; lui con la sua semplicità, ma soprattutto
con i suoi risultati. E da oggi lo affiancherà anche Di Centa,
un altro ragazzo semplice, vero, che costruisce i suoi
successi con la fatica e la passione, che finalmente esce dal
ruolo del campione mai campionissimo, lui che adesso vanta ben
tre medaglie olimpiche; lui che l'anno scorso si era laureto
vice campione del mondo nella pursuit di Oberstorf (GER); lui
che da piccolo, allo sci di fondo, preferiva i salti e le
gobbe; lui che dall'età di due anni deve fare i conti con un
avversario che ti annienta, l'asma; lui che a trentatre anni
riesce finalmente a coronare meritatamente il sogno rincorso
da una vita.
L'hanno voluto ringraziare tutti, da
Ciampi a Berlusconi, dal maratoneta Baldini, con il quale condivide
la comune trionfale chiusura olimpica, lui maratoneta della strada,
Di Centa maratoneta delle nevi, a Giacinto Facchetti, presidente
dell'Inter, la squadra del cuore del carabiniere di Paluzza. Ma il
riconoscimento più importante, Giorgio l'ha ricevuto proprio dai
vertici dell'Arma: in primis il Comandante Generale, Gen. Luciano
Gottardo, che lo ha chiamato subito dopo l'arrivo, dove a
festeggiarlo e ad abbracciarlo c'erano anche il Maggiore Paolo
Zito, Comandante del Centro Sportivo Carabinieri, e il Maresciallo
Danilo Antonipieri, responsabile della Sezione Sport Invernali
dell'Arma.
Adesso, forse, non si renderà ancora
conto di quello che ha fatto, sicuramente più tardi, nel corso
della cerimonia di chiusura, quando la sorella Manuela, membro del
Comitato Olimpico Internazionale, gli consegnerà la medaglia d'oro
nella variopinta cornice dello stadio olimpico gremito di gente,
capirà che certe ribalte, certi palcoscenici spettano solo a chi è
diventato immenso, nella vita e nello sport; in quel momento forse
si guarderà intorno godendosi l'abbraccio della folla e rivolgerà
lo sguardo all'amico Armin, che solenne in mezzo al prato in
rappresentanza di tutti gli atleti azzurri, reggerà maestoso, quel
tricolore che entrambi hanno onorato con le loro stupende
vittorie. |