|
|
Home > L'Arma > Curiosità > Carabinieri... >
nello
sport > Il
Libro >
Sport Invernali
Biathlon
Di uno che si chiama Johann Passler, ed
è nato a Rasun Anterselva, è lecito immaginare che abbia un
carattere chiuso da montanaro, che spenda le parole con estrema
parsimonia, che si comporti come la maggior parte dei campioni
della sua regione, che sono schivi, introversi e silenziosi come il
prototipo Gustavo Thoeni.
E invece Passler
è un personaggio, un uomo esuberante: una specie di Alberto
Tomba, per intenderci. E con Tomba condivise un pezzetto di
gloria nel 1988, alle Olimpiadi invernali di Calgary.
Un pezzetto soltanto, per due ragioni. La prima è che - mentre
Tomba, in quelle Olimpiadi, vinse due medaglie d'oro - Passler ne
vinse altrettante, ma di bronzo. La seconda è che Tomba gareggiava
in uno sport, lo sci alpino, molto popolare prima del suo avvento,
che divenne popolarissimo in conseguenza della sua entrata in
scena. Passler, viceversa, gareggiava in una disciplina
sconosciuta al grande pubblico, che non riesce neppure a
raccapezzarsi nelle classifiche e nei regolamenti.
Il biathlon combina lo sci
di fondo con il tiro con la carabina. Sarebbe un
errore ritenere che si tratti di uno sport giovane: pitture
rupestri di oltre tremila anni fa ritraggono cacciatori con
gli archi e le frecce che si muovono sulla neve calzando sci
preistorici. Una storia antica, dunque. Che ha vissuto,
naturalmente una profonda evoluzione, la cui ultima tappa
risale al 1978 quando sono state adottate le carabine calibro
22 e il bersaglio è stato avvicinato a 50 metri: queste
correzioni hanno permesso di aprire questo sport (fino ad
allora riservato esclusivamente ai militari) agli atleti
civili; sei anni dopo (nel 1984) l'ultima rivoluzione, con
l'organizzazione del primo mondiale femminile.
Le gare individuali si svolgono sulla distanza di 20
chilometri, con quattro prove di tiro: per ogni
bersaglio mancato è prevista una penalità di un minuto. Nelle gare
sprint (su 10 chilometri), le prove di tiro sono due (e per ogni
errore l'atleta deve compiere un giro di una pista ovale lunga 150
metri). Nella staffetta ognuno dei quattro atleti di una squadra
copre una frazione di 7,5 chilometri e ha due prove di tiro (con la
penalità del giro di pista in caso di errore). Si disputano anche
gare a inseguimento (12,5 chilometri e 4 prove di tiro).
I tiri sono alternati: metà vengono eseguiti in posizione
eretta e metà in posizione prona.
Torniamo a
Calgary. È il 20 febbraio 1988. Tomba non ha ancora
scritto le sue due pagine di gloria (nel gigante e nello
speciale) quando scende in pista, nella 20 chilometri di
biathlon, Johann Passler.
Non è un outsider: tre anni prima ha conquistato il bronzo nei
Mondiali, due anni prima ha ottenuto un altro bronzo nella
staffetta. A Calgary firma il suo capolavoro, rimontando nel finale
il sovietico Tchepikov, al quale strappa il terzo posto, in
57'10"1, con un distacco minimo dalla medaglia d'oro, il tedesco
dell'Est Frank Peter Roetsch (56'33"3) e dal secondo classificato,
il sovietico Valeri Medsetsev (56'54"6). Peccato davvero che
Passler abbia subito due minuti di penalità per errori al tiro.
Altrimenti...
Il 26 febbraio, mentre l'Italia intera festeggia l'oro di Tomba
nel gigante, Passler fa il bis nella staffetta 4 x 7,5 km. Della
squadra italiana fa parte un altro carabiniere, Andreas
Zingerle (atleta fortissimo, che negli anni seguenti si
prenderà più volte la soddisfazione di battere Passler). Il tempo
complessivo di squadra è di un'ora 23 minuti e 51 secondi. Ci
battono soltanto l'Unione Sovietica e la Germania Ovest che sono,
per tradizione, le rappresentative più forti in questa
specialità.
Dal 1979 (quando aveva appena diciott'anni) al 1991, Passler è
stato undici volte Campione Italiano. Nel 1990 si è laureato
Campione del Mondo di staffetta. L'anno successivo ha conquistato
la medaglia d'argento individuale ai Campionati Mondiali Militari
(e oro nella pattuglia).
Altri tre biatleti del Centro Sportivo Carabinieri hanno ottenuto
importanti successi in carriera: Pierantonio Clementi, Wilfried
Pallhuber e Hubert Leitgeb. |
|
|
|