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La
regina dello sport, si dice. Ogni quattro anni - in occasione
delle Olimpiadi - gli appassionati di tutto il mondo si
moltiplicano, scoprendo i nuovi talenti dell'atletica. Cercano
gli eredi di Carl Lewis o di Valerj Bubka, di Pietro Mennea o
di Sara Simeoni. Cercano di interpretare quali siano i
"limiti" della macchina umana. Che vengono, più o meno
regolarmente, rivisti e corretti. I meno giovani ricordano
quando si dibatteva riguardo all'impossibilità di scendere
sotto i 10 secondi netti nei 100 metri. I primati
costituiscono una delle prove più eclatanti dell'evoluzione
della specie: che supera costantemente se stessa.
Il fascino dell'atletica è
racchiuso in questo recinto: il confronto diretto con
l'avversario, il paragone continuo con il passato. Per
ottenere risultati importanti occorrono qualità fisiche e
allenamento durissimo. Non occorre talento (come accade nel
calcio o in altri giochi di squadra). Il cronometro - o
l'asticella - non mentono. E queste considerazioni valgono a
spiegare la sostanziale mancanza di sorprese. Nei secoli
scorsi, a Roma, si diceva che chi entra papa in conclave ne
esce cardinale. Il fattore sorpresa, appunto. Nel calcio si
dice che la palla è rotonda: può accadere, dunque, che
l'ultima in classifica sconfigga sul campo la prima.
Nell'atletica è molto raro che questo accada. Chi scendeva in
pista negli anni Ottanta contro Edwin Moses nei 400 ostacoli
sapeva già di non poter aspirare alla vittoria: lui vinceva
sempre.
Nella preparazione è
indispensabile una grande disciplina. Per aggiungere un
centimetro al proprio record personale nel salto in alto
occorrono mesi di allenamento, un'alimentazione adeguata, i
carichi giusti di fatica, la concentrazione. Nei club di
atletica si fa vita militare: e i centri sportivi militari
costituiscono dunque un esempio da seguire.
Nel 1964 il Comando Generale dell'Arma dei Carabinieri ha istituito
ufficialmente, presso il 5° Battaglione "Emilia Romagna" di Bologna
la sezione Sportiva di Atletica Leggera, affiliandola alla Fidal.
Per un periodo di circa dieci anni (dal 1976 al 1985) gli atleti
carabinieri sono stati assenti dai campionati societari su pista,
dagli indoor e dalle prove di staffetta. Nel 1973 gli atleti della
Sezione stabilirono un record entrato nel Guinness dei primati: organizzarono una staffetta
anomala 24 x 1h, percorrendo in un giorno 424 chilometri e 600
metri.
Il primo campione di atletica
dell'Arma è storia antica. Nel senso che - quando gareggiava
lui, Giuseppe Tosi, discobolo e corazziere -
i Carabinieri non avevano ancora un centro sportivo.
Tosi era un bel personaggio, di quelli genuini che lo sport offriva
negli anni Quaranta. Lo chiamavano Beppone, un soprannome
giustificato dalla stazza ma anche dalla naturale bonomia, dalla
lealtà sportiva, dalla simpatia che che sprigionava dalla sua
persona. Con Adolfo Consolini - l'uomo che lo sconfisse sulla
pedana di Londra, alle Olimpiadi del 1948 - li chiamavano "i
dioscuri", uniti e amici. Lanciatore del peso, prima di divenire
discobolo, Tosi era anche un eccellente giocatore di pallavolo (a
quell'epoca i Carabinieri avevano anche una squadra di volley) e di
pallacanestro.
Un atleta completo, dunque. Ai Giochi di Londra era lui il
favorito, insieme con il primatista mondiale, l'americano Fortune
Gordien. La spuntò Consolini. Beppone si prese la rivincita poche
settimane dopo stabilendo il nuovo record europeo della specialità,
con 54,78 (ritoccato poi da lui stesso di due centimetri). La sua
carriera agonistica è racchiusa in alcune cifre significative:
cinque volte campione italiano (1943, 1946, 1947, 1948, 1951); tre
volte medaglia d'argento agli Europei; vincitore dei Giochi del
Mediterraneo nel 1951; vincitore dei Campionati Inglesi nel 1951;
vincitore ad Atene dei Giochi Panatenaici nel 1952; sei volte
vincitore dei Campionati Militari Internazionali Cism. Fu il primo
militare di carriera a vincere una medaglia nel lancio del disco,
specialità olimpica quanto nessun'altra.
Si impone un bel salto temporale
per arrivare ai giorni nostri. Il motivo si spiega da sè. Un
dei più forti atleti dell'Arma è oggi un discobolo. Si chiama
Diego Fortuna, è di un paese in provincia di
Vicenza. Dal 1997 ha vinto ogni anno il
titolo italiano. Nel 1998, agli Europei di Budapest, mancò di
poco il podio, stabilendo in gara il suo primato personale,
con 64,26, una misura che lo inseriva di diritto nella élite
mondiale. Si è migliorato ancora, nel 1999 (64,68), l'anno in
cui ha ottenuto il bronzo ai Mondiali Militari. L'erede di
Tosi? È ancora presto. Ma la speranza è lecita. L'appuntamento
è per Atene, nel 2004.
La concorrenza come personaggio numero uno dell'atletica in alamari
gli viene soprattutto da un altro lanciatore veneto, Paolo Dal
Soglio, eroe sfortunato del getto del peso.
Sabato
27 luglio 1996, Atlanta. Scendono in pista gli Ercole
dell'atletica, i giganti del peso. Paolo non è tra i favoriti
della vigilia, anche se le classifiche mondiali di specialità
lo vedono ai primi posti.
Ma ci sono - per esempio - i due
americani Randy Barnes e John Godina, che vantano misure parecchio
superiori. E invece, a due terzi di gara, i tabelloni luminosi
annunciano che è lui, il carabiniere di Schio, in testa alla
classifica provvisoria. Ha lanciato l'attrezzo a 20,74, che è
comunque un ragguardevole exploit. Qualche bandiera tricolore
s'affaccia timidamente sulle gradinate dello stadio olimpico. Nel
quinto turno John Godina getta il peso a 20,79, cinque centimetri
oltre l'azzurro. Sarà medaglia d'argento, pensano i tifosi delusi.
Nell'ultimo turno, Barnes spara tutte le sue cartucce: il peso vola
a 21,62. Dal Soglio è ancora medaglia di bronzo. Scende in pedana
l'ucraino Aleksandr Bagach. I giudici misurano il suo lancio e il
risultato si rivela beffardo: 20,75. Per un centimetro, Paolo perde
anche il bronzo. Un centimetro soltanto.
L'atletica può
essere molto amara. Intervistato dai giornalisti, Dal Soglio
offre una lezione di stile. Allarga un sorriso sul faccione
buono e dice: «Io sono soddisfatto. Ho lanciato bene, sono
stato sulle mie misure, ho disputato un'ottima gara. Se fosse
arrivata una medaglia sarei stato ancora più contento. Ma se
alla vigilia mi avessero detto che sarei arrivato quarto,
sarei stato contentissimo». Due anni dopo, agli Europei
di Budapest, la storia si ripete, o quasi. Medaglia d'argento
a metà gara, bronzo fino all'ultimo lancio, finisce quinto per
le prodezze di un ucraino e di uno slavo che lo superano di
poco.
In carriera, oltre a numerosi titoli
italiani, Dal Soglio ha vinto due Coppe Europa (1994 e 1996), una
Coppa Europa indoor (sempre nel 1996), un oro ai Giochi del
Mediterraneo (1993) e si è laureato Campione Mondiale Militare nel
1999.
Negli anni Sessanta si era fatto onore nel peso Flavio Asta, atleta
polivalente che ottenne buoni risultati anche nel decathlon. Fra i
lanciatori meritano di essere ricordati alcuni atleti degli anni
Sessanta: Rodeghiero (giavellotto), De Beoni e Bernardini
(martello), Ferrini (disco).
Il medagliere della Sezione
Atletica leggera costituisce la prova migliore della qualità
dei risultati ottenuti. Da quasi quarant'anni le tute
dell'Arma sono presenti in tutte le maggiori competizioni
internazionali.
Esistono, poi, vocazioni specifiche: la marcia, innanzitutto; e poi
la maratona, il mezzofondo, il salto in alto, il salto con l'asta,
i lanci.
Segno questo che la Sezione è una scuola, in grado di far maturare
i propri atleti, sotto la guida di tecnici e preparatori di grande
valore.
Vittorio Visini - che oggi è il comandante della Sezione Sportiva -
è stato uno dei più forti marciatori italiani di tutti i tempi,
erede dei Dordoni e dei Pamich, che portarono la marcia italiana ai
massimi livelli mondiali. Ed è stato, senza dubbio, il maestro
ideale e il consigliere tecnico dei giovani marciatori (De
Benedictis e Didoni, per esempio) che hanno ottenuto eccellenti
risultati negli ultimi anni, quelli del dopo Damilano.
Visini è stato primatista mondiale sulle 20 miglia e sui 3 km e
primatista europeo nella 10 km. Abruzzese di Chieti, entrò a far
parte del Centro Sportivo dell'Arma nel 1966, quando Abdon Pamich
occupava ancora la scena.
In carriera ha
indossato 67 volte la maglia della nazionale, è stato 22 volte
Campione Italiano, ha vinto una medaglia d'oro ai Giochi del
Mediterraneo nel 1967 (50 km), Campione Mondiale Militare nel
1970 (20 km), sesto alle Olimpiadi del 1968 e settimo a quelle
del 1972 (nella 50 km), ottavo a quelle del 1976 (nella 20
km), medaglia d'argento ai Giochi del Mediterraneo del 1971 e
medaglia di bronzo a quelli del 1975 (nella 50 km).
L'erede diretto di Visini fu, negli anni Ottanta, Carlo Mattioli
(quinto nella 20 km a Los Angeles nel 1984, diciannovesimo a Seul 4
anni dopo), un argento e un bronzo ai Giochi del Mediterraneo, un
argento alle Universiadi, un oro ai Mondiali Militari. Nel 1988, a
Seul, c'era anche Giovanni De Benedictis (nono) che quattro anni
dopo, a Barcellona, conquistò (sempre nella 20 km) il bronzo,
l'unica medaglia olimpica vinta dai Carabinieri nell'atletica
leggera (a parte il lontano precedente di Tosi). De Benedictis, da
allora, ha partecipato a tutte le Olimpiadi (a Sidney si è
classificato sedicesimo nella 20 km, preceduto da Michele Didoni,
undicesimo).
Ha vinto un argento ai Mondiali del
1993; un argento ai Mondiali indoor del 1991 (5 km); un oro, un
argento e un bronzo agli Europei indoor; un oro agli Europei
juniores, un oro ai Giochi del Mediterraneo, due ori ai Mondiali
Militari.
Michele Didoni,
il più giovane, oltre al buon risultato di Sidney, e alla
onorevole prestazione nelle Olimpiadi di Atlanta, vanta un oro
ai Mondiali di Goteborg del 1995 (20 km), un argento ai Giochi
del Mediterraneo del 1997, un oro ai Mondiali Militari. Alle
Universiadi del 1999 la medaglia d'argento nella 20 km è stata
conquistata da Lorenzo Civallero.
Un altro straordinario, ma sfortunato,
talento dell'atletica italiana, fu Renato Dionisi, il primo
italiano a superare i 5 metri nel salto con l'asta. I problemi ai
tendini, che lo afflissero lungo tutta la carriera, non gli
consentirono di ottenere le affermazioni che avrebbe meritato a
livello internazionale. Ogni gara, per lui, era un'avventura: e
quasi sempre finiva nel peggiore dei modi, con un ritiro imposto
dalle precarie condizioni fisiche. Ciononostante, Dionisi fu un
atleta popolarissimo.
Le sue immagini - mentre volava
alto sopra l'asticella - mettevano le vertigini agli
appassionati di atletica che sognavano da lui i record di
Bubka, quando Bubka non era ancora comparso sulla scena
mondiale. Dopo di lui, il salto con l'asta non ha avuto altri
campioni dello stesso livello, anche se Andrea Pegoraro
(olimpionico nel 1992 a Barcellona) ha cercato di emularne le
gesta, stabilendo nel 1993 il primato italiano indoor e
vincendo nello stesso anno la medaglia d'oro ai Mondiali
Militari.
Nei salti meritano di essere ricordati atleti molto forti come
Giordano Ferrari (che vinse l'oro ai Giochi del Mediterraneo del
1975 nel salto in alto), Rodolfo Bergamo (che fu sesto nell'alto a
Montreal, nel 1976), Marcello Benvenuti, primatista italiano nel
1989, con la ragguardevole misura di 2 metri e 33 centimetri;
Arrighi, Simone Bianchi e Rimoldi (medaglia d'oro ai Mondiali
Militari del 2001) nel lungo; Ezio Buzzelli nel triplo.
L'ultimo capitolo sulle
"vocazioni" deve essere dedicato al mezzofondo.
Atleti come Carlo Grippo e Vittorio Fontanella, Miccoli, Olivo,
Pusterla, Crepaldi, D'Ambrosio, Bennici, Denti, Diamante,
Cagnolati, Tomasini, Dal Corso, Cailotto, Chittolini, Totani,
Bossan, Solone, Carraro, Ferrero, Onori, Bonamici, Bruzzi, hanno
contribuito
in misura determinante ad arricchire il medagliere della Sezione di
Bologna nelle gare sugli 800 e i 1.500 e nelle staffette.
Di recente si sono fatti avanti atleti molto competitivi anche
nelle gare veloci. Emiliano Pizzoli - che nel 1998 ha stabilito il
nuovo primato italiano nei 60 metri a ostacoli indoor - ha
partecipato alle Olimpiadi di Sidney gareggiando nei 110 ostacoli,
specialità nella quale ha vinto un bronzo ai Giochi del
Mediterraneo nel 1997 (dove è stato preceduto da un altro atleta
dell'Arma, Mauro Re, che ha conquistato la medaglia d'argento) e un
bronzo ai Mondiali Militari del 2001. Nei 100 metri hanno ottenuto
buoni risultati Amici, Cuneo e Menchini.
È inevitabile che in una
carrellata del genere sia stato dimenticato qualche nome. È
quasi impossibile ricordarli tutti, soprattutto quelli che
gareggiavano nei primi anni di attività della Sezione.
Carabinieri, prima ancora che atleti, chiamati a svolgere il
normale servizio istituzionale. Le gare, e gli allenamenti,
venivano dopo. Prima il servizio e poi lo sport. È in questo
spirito che crebbe la Sezione: e probabilmente questo aspetto
di rigore assoluto contribuì a rafforzare le aspirazioni e le
ambizioni di quegli atleti. Che scendevano in pista per il
gusto di misurarsi, spesso in discipline che oggi appaiono
strampalate. Nel 1971 Alfio Pagano corse in 11"6 i 100 metri
con bandiera, nello stesso anno Aldo Benetollo fissò il
cronometro al tempo di 55"2 nei 400 metri con bandiera.
Come non ricordare un altro atleta che merita un posto di assoluto
rilievo nell'albo d'oro? Costante Lussana fu il primo carabiniere a
partecipare alle Olimpiadi: 1920, Anversa, 10mila metri.
Nel 1923, infine, i Carabinieri Reali conquistarono la medaglia di
bronzo nel Campionato Italiano di tiro alla
fune.
Dal Soldato
Filippide al Ponte di Verrazzano
LA MARATONA UNA STORIA A PARTE
42 chilometri e 195 metri, il
tragitto percorso dal soldato Filippide nel 490 avanti Cristo
per portare ad Atene la notizia della vittoria dei greci sui
persiani. Il fascino della maratona, i piedi nudi di Abebe
Bikila a Roma (indimenticabili), Gelindo Bordin che bacia
l'asfalto a Seul, la folla debordante sul ponte da Verrazzano
a New York, ogni anno, per la maratona più popolare dei giorni
nostri: decine di migliaia di persone (nell'ultimo anno lo
spettacolo delle bandiere a stelle e strisce, prova d'orgoglio
e patriottismo). E in mezzo gli atleti, quelli che gareggiano
per davvero e aspirano a una vittoria che li farebbe entrare
nella storia. L'Arma ha avuto maratoneti di grande valore.
Oggi conta su Danilo Goffi, che si è classificato nono nella
maratona di Atlanta, è stato oro ai Mondiali a squadre di
Siviglia nel 1999, argento agli Europei di Budapest nel
1998. |