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All'inizio degli anni Settanta - all'epoca della famosa
"valanga azzurra" - dal Centro sportivo di Selva di Val Gardena
uscirono campioni come Herbert Plank, i cugini Helmut ed Eberhard
Schmalzl, come Michele Stefani, Osvaldo ed Enrico Demetz, Egidio
Sartorelli, Gottardo Staufer. O come Erwin Stricker, Diego Amplatz,
Alex Giorgi, Willi Demetz, Arnold Senoner, Mauro Bernardi. O, negli
anni seguenti, altri atleti d'alto livello come Christian Polig,
Luca Pesando, Werner Perathoner, Ivano Camozzi, specialisti delle
discipline tecniche o della velocità. Tutti sciatori che figurarono
nelle prime posizioni sia in Coppa del Mondo che in Coppa
Europa.

Tuttavia il campione che più è riuscito ad innalzare la gloria
della Sezione è stato Alberto Tomba, che dalla fine degli anni
ottanta a tutti gli anni novanta ha dominato la scena mondiale in
slalom e in gigante.
Gli allori di Tomba hanno fatto la storia dello sci. Come quelli di
Stenmark, di Hermann Maier, di Gustavo Thoeni, di Zeno Colò, di
Jean-Claude Killy, di Toni Sailer.
Ma persino nell'elenco degli immortali, Alberto merita un posto a
parte, per la personalità prorompente che - unita alle doti
tecniche da fuoriclasse autentico - ne ha fatto un personaggio
carismatico, anche fra i non appassionati di sport.
Cinquanta vittorie in Coppa del mondo, un numero esorbitante di
podi, una Coppa del Mondo assoluta, otto di specialità, cinque
medaglie olimpiche, tre ai Mondiali. Una carriera strepitosa. Un
rapporto con l'Arma solido, nonostante alcune stravaganze e qualche
imbarazzo. Ma il "carabiniere" Tomba è stato, sopratutto, un
interprete straordinario delle specialità tecniche dello sci (il
gigante e lo speciale), che ha dominato con uno stile personale e
inimitabile. Per un decennio ha oscurato tutti gli altri, persino
quelli che - favoriti dal regolamento - gli strappavano la Coppa
dalle mani affidandosi ai punti delle combinate e a una maggiore
polivalenza.
All'epoca di Alberto Tomba, altri atleti dell'Arma si comportavano
con onore, ma la loro fama fu ovviamente oscurata da quella del
supercampione bolognese. Fu il destino di Carlo Gerosa (oggi
apprezzato commentatore televisivo), Franco Colturi, Patrick
Holzer, Oswald Toetsch, Roberto Spampatti.
Oggi, con le Olimpiadi di Torino alle porte, il testimone di Tomba
passa a Giorgio Rocca, capace di vincere ben 11 volte in Coppa del
Mondo nello slalom speciale, 5 in quest'ultima stagione. Il
carabiniere di Livigno ha assaporato anche il podio mondiale ben
due volte lo scorso anno a Bormio, slalom e combinata, le stesse
specialità che affronterà alle prossime Olimpiadi; l'obiettivo è
quello di completare il suo palmares con un alloro
olimpico, che sicuramente è alla portata del suo innato talento,
specialmente tra i pali stretti.
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