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Si tratta di un'opera
recente, in grandezza naturale, di Giorgio Olivetti tratta,
naturalmente, da immagini d'epoca, che ricostruisce fedelmente
l'aspetto di Thaon di Revel. Gli storici saranno certamente in
grado di dedurre, dalle decorazioni, gli aspetti più
interessanti dell'operato di questo generale che si trovò a
dover difendere, in tempi molto difficili, quello che era il
più indipendente degli stati italiani ed il primo baluardo
contro le intrusioni straniere, anche se portatrici di
"libertà".
Della seconda categoria diremo subito che si tratta di un
genere nato nel XVII secolo, nel quale lo scopo storico
documentario non è la sola ragione dell' opera d'arte (in genere
disegni o acquarelli). Infatti le classi sociali dal Seicento in
poi, in particolare la Borghesia, cominciarono a proiettare in
forma artistica non solo i singoli episodi significanti ma anche
gli aspetti generali della propria esistenza, trasferendola su di
un piano più elevato per mezzo dell'arte.
Uno dei primi esempi ne furono le "battaglie senza storia" di
Salvator Rosa, battaglie in cui
non si rappresenta un combattimento specifico e determinabile.
Immaginiamo un quadro del genere nello studio di un alto
ufficiale o nel soggiorno di una famiglia in cui la carriera
militare sia una delle possibili e frequenti opzioni e sarà
facile capire come il modo stesso di essere di chi possiede il
quadro sia proiettato nella sfera superiore dell'arte e dello
spirito proprio per mezzo dell'arte. Si obietterà che i
Carabinieri, in un modo o nell'altro, sono nella vita di
tutti, ma è proprio per questo che un quadro con dei
carabinieri si può trovare in ogni casa o, in alternativa
gradita, il celebre Calendario. Anche la rappresentazione di
militari in divisa appartiene a questo genere di figurazioni,
ma con una certa maggiore attenzione alla documentazione in
senso stretto.
Giuseppe Stagnon, Francesco Gonin, Luigi David nel secolo scorso
sono stati alcuni tra i maggiori esponenti di artisti
specializzati in questo tipo di figurazioni. A titolo di curiosità
notiamo che spesso vengono rappresentati militari che, quasi sempre
sugli attenti, prendono ordini da un ufficiale, spesso con
l'affidamento di un dispaccio, ad indicare, probabilmente, quella
che è sempre stata la caratteristica della vita militare e
dell'Arma dei Carabinieri in particolare: la disciplina, una virtù
quasi estranea a quella parte degli Italiani che i Carabinieri li
ha sempre temuti e, proprio per questo, anche ammirati. Inoltre non
si deve dimenticare che, in un'epoca in cui il 90% della
popolazione era analfabeta o quasi, indicare con un gesto chi fosse
il superiore aumentava di molto la leggibilità di una
illustrazione.
Francesco
Gonin fu anche autore di una serie di quadri che
illustravano alcuni episodi della storia dell'Arma, ancora
breve ma già assai ricca e tra questi quello del Carabiniere
Giovan Battista Scapaccino che appartiene alla terza categoria
di classificazione proposta.
A proposito di questo episodio è interessante paragonare come il
Gonin riuscì a dare una notevole forza espressiva al suo racconto
esaltando, con un sapiente uso del chiaroscuro, la dinamicità del
fatto e l'azione eversiva dei rivoltosi, a dimostrazione che la
staticità dei suoi figurini era voluta.
Un paragone con il disegno ad acquarello di Michele Bisi, molto più
statico negli atteggiamenti dei personaggi, non può che confermare
questa impressione, anche se dobbiamo ammettere che anche Bisi
lavorava ad un buon livello.
Si è nell'ambito della pittura romantica, sempre un poco
enfatica, e lo scopo dell'artista è quello di far partecipare il
più possibile lo spettatore all'azione del quadro con il
sentimento.
Le differenze tra i due quadri rispecchiano il diverso taglio che
hanno voluto dare all'episodio gli artisti: più drammatico quello
di Gonin, più teso a commuovere quello di
Bisi.
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