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Linee.
Linee rossoblù che attraversano, come in una filigrana
trasparente, la storia del paese. Si intagliano nelle vicende
e nei sentimenti delle persone, non rappresentano un'identità
completa e definita, quanto piuttosto depositano tracce e
segni. Il Carabiniere, l'uniforme, la fiamma, la figura
eretta. Una serie di icone incastrate nel vissuto italiano.
Nel vissuto individuale di ciascuno, forse nelle paure
ancestrali, nei timori reverenziali, nelle prime fantasie
infantili che danno corpo e anima agli eroi di
carta.
Con i carabinieri la storia diventa
leggenda. Il quotidiano si trasforma in una serie di scenari
tragici, eroici. La ieraticità dell'aspetto si dissolve davanti ai
segni rossoblù e l'Arma si staglia come un simbolo agli occhi della
vita di tutti i giorni. Nel cinema, nei libri, nei documenti. Le
immagini si confondono con la leggenda e il rituale, il linguaggio,
la compostezza iconografica dei carabinieri sono gli unici elementi
che mescolano il simbolo alla realtà.
La storia dei carabinieri forse va
vista così, a sprazzi, a spiragli, a segni. A microstorie,
frammenti, improvvise finestre in avanti e indietro nel tempo.
Dentro la storia ma anche dentro la cinematografia. Nella realtà
cruda dei verbali e nell'intimo letterario di certa narrativa.
Nelle foto e nelle immagini rappresentative. Incursioni in un
riferimento collettivo che si slarga in colore nelle tavole
illustrate e rattrappisce nei pupazzi in panno Lenci. Un
immaginario che si dondola tra il gioco e la passione nei soldatini
di stagno. Le figure raccontano un mondo in bilico tra realtà e
leggenda. Le parole lo fissano in un caleidoscopio di ricordi e
scenari incastonati nella memoria di ciascuno, indipendentemente
dall'età, dall'appartenenza politica o anagrafica.
Se un'ideale linea di continuità si
dovesse pensare, a unire il paese potrebbe non essere la satira sui
carabinieri o il sacrificio di Salvo D'Acquisto. Potrebbe non
essere la strage di Palermo (dove perse la vita il generale Carlo
Alberto Dalla Chiesa, divenuto Prefetto) o le immagini televisive
che documentano la morte di decine di uomini dell'Arma. Ma in
sottofondo, una lunga, trasparente, leggera linea rossoblù unirebbe
i tempi e le memorie.
Proviamo a raccontare questa storia
che è la storia dell'insieme di rappresentazioni e di
raffigurazioni con cui il carabiniere è stato visto e interpretato
popolarmente. La raccontiamo con tante schegge autonome, come una
sequela con molti capitoletti che attraversano la nostra storia
civile, la storia del nostro gusto, la storia delle
rappresentazioni collettive. Sarà una storia di immagini e di
passioni, di scelte e di desideri. Ci aiuta la letteratura, ci
aiutano i documenti ufficiali, le riviste popolari, ci aiuta
soprattutto il cinema. E nel cinema, di cui questo volume presenta
un repertorio vasto e articolato, per la prima volta stilato in
tutta la sua completezza, il carabiniere ha trovato un suo modo di
essere, una sua certa visibilità, un suo volto.
Guardate i volti di questo singolare
catalogo, i carabinieri di volta in volta interpretati da Guido
Celano e Tino Buazzelli, Vittorio De Sica e Alberto Sordi, Roberto
Risso e Vinicio Sofia, Bernard Blier e Nino Manfredi, Lando
Buzzanca e Franco Nero, Massimo Ranieri e Stefano Satta Flores,
Diego Abatantuono e Lino Ventura, Carlo Verdone e Enrico Montesano,
Massimo Boldi e Paolo Graziosi, Enrico Lo Verso e Leo Gullotta,
Renzo Montagnani e Andy Luotto...
Maschere tragiche, maschere comiche,
maschere ironiche o grottesche...
Un "film" ininterrotto che possiamo
scorrere e conoscere per frammenti. Frammenti di storia (le "regie
patenti" o il "banditismo..."). Frammenti di libri (Sciascia o
Collodi ... ). Frammenti di pellicole ("Salvo D'Acquisto" o "La mia
generazione" ... ). Il lettore può consultarli e ricomporre con
libertà, come in un puzzle che va delineando, la sua immagine
forte, la sua immagine-guida.
Regie patenti. I due secoli
di storia rossoblù che sono intercorsi tra il 13 luglio 1814,
quando il re Vittorio Emanuele I istituì l'antico Corpo dei
Carabinieri Reali, all'Arma di oggi - divenuta tale nel 1861 -
sono intessuti di uomini e idee, ma soprattutto di gente.
Gente vicino alla gente. I carabinieri sono questo. Essi
nascono con le Regie Patenti, a Torino. La funzione è
dinastica, vicina allo scettro, vicina al potere, nella difesa
delle istituzioni. Prosperità dello Stato e difesa dei
cittadini: i carabinieri nascono così.
L'arrivo. Nel
"Giorno della civetta", Sciascia racconta così l'arrivo dei
militari dopo la caduta del mortammazzato, figura tipica del
contesto siciliano: "L'apparire dei carabinieri squillò come
l'allarme nel letargo dei viaggiatori: e dietro al bigliettaio,
dall'altro sportello che l'autista aveva lasciato aperto,
cominciarono a scendere". Lo "squillo" si contrappone al "letargo".
L'arrivo degli uomini dell'Arma non è mai casuale, è un irrompere
particolare nella scena. E' sempre una risoluzione, un gesto
"provvidenziale", al momento giusto. Così si ripristina l' "ordine"
momentaneamente infranto. Scrive ancora Sciascia in quello che
forse può considerarsi il suo romanzo più riuscito: Il maresciallo
ordinò ai carabinieri di fare sgomberare la piazza e di far
risalire i viaggiatori sull'autobus".
Riflettiamo. E' un rituale che può ricordare la tragedia greca,
con l'arrivo dei carabinieri la "tyche" (la sorte provvidenziale)
scende sulla scena e prende in mano le sorti della vicenda. E' un
incombere leggero, fatto di passi quasi discreti, atteso e
invocato. Preannunciato non sempre da una chiamata. Qualche volta a
far presentire l'arrivo degli uomini dell'Arma è una sorta di
attesa impalpabile che si vede sullo sfondo.Mai violenta. Spesso,
anzi, quieta. Come tutte le cose inevitabili.
Sacrificio. Un
episodio lontano, lontanissimo. Ma è uno di quei frammenti che
compongono l'immagine complessiva che ci preme rievocare. A Cuneo,
nella provincia piemontese perde la vita per la prima volta nella
storia un carabiniere. Siamo nel 1815, a meno di un anno dalla
fondazione dell'Arma. Si chiama Giovanni Boccaccio proprio come il
grande scrittore trecentesco e muore nel corso di un conflitto a
fuoco. Vittima di un'imboscata. Il coraggio e lo spirito si
fronteggiano nel corso della Restaurazione. Il "sacrificio" di quel
carabiniere ha fuso la sua storia con le tensioni della gente. E'
come se la figura rossoblù dell'Arma si fondesse di volta in volta
con lo spirito del paese. I carabinieri sono anche la storia del
paese. 0 almeno di una sua parte.
Storie. "La mia
generazione" è un film italiano del'96, con Silvio Orlando e
Claudio Amendola. Un carcere speciale siciliano: questo lo
scenario in cui si consuma la vicenda drammatica di un
detenuto politico, Braccio. Il capitano dei carabinieri
(Orlando) riesce a penetrare nella sua psicologia e a capirne
i tratti. Fino a farsi tutt'uno col detenuto, con la sua
storia. Le storie dei carabinieri e quelle dei detenuti, le
storie degli uomini che la legge la fanno e di quelli che la
legge la trasgrediscono diventano una cosa sola, un unico
abbraccio davanti alla Storia universale degli uomini. Ancora
da Leonardo Sciascia: "Stava davanti al capitano, girando
nervosamente tra le mani il berretto, seduto un po' di lato
per guardarlo in faccia... [il capitano] prevedeva la menzogna
del confidente... ascoltava senza interromperlo e più lo
metteva in disagio di tanto in tanto distrattamente annuendo.
E intanto pensava a quei confidenti che erano rimasti, sotto
uno strato leggero di terra e di foglie secche, nelle rughe
dell'Appennino...".
Carabina. Arma lunga,
slanciata, altera. Strumento reale, la dotazione del Corpo dei
Carabinieri Reali. Domina le cronache e la figurazione
ottocentesca del Carabiniere. La dignità e la fierezza si
specchiano nello sfavillio dell'arma da fuoco. Se la spada
richiama il duello e gli scontri individuali, è l'emblema del
combattimento come risoluzione di un conflitto tra due
singoli, la carabina diventa subito lo strumento di difesa
collettiva, l'arma con cui il buono e il giusto difendono i
deboli.
La carabina non è tanto il simbolo della legge che impone, quanto
quello della legge che difende. Che fa giustizia senza attaccare,
stando su posizioni di ritiro. La carabina è la difesa di tutti,
dello Stato e della collettività.
Sempre in due.
La "piccola storia" che stiamo raccontando è fatta anche dai modi
di essere, e di essere rappresentati dalla fantasia popolare, un
"sapere fuori testo" che viene trasmesso da una generazione
all'altra, che diventa racconto orale e ballata. "A-ddui hann'a -
gghiri i carrabbonera - unu i r'avanti e unu i r'arrieri".
I carabinieri non sono mai uno. Sono sempre in coppia, è il rifiuto
assoluto dell'individualismo e la spinta verso la collettività. E'
una metafora potente che si rincorre sfogliando vecchi testi e
antiche cronache e che arriva fino ad oggi. Il "singolo" non esiste
nell'Arma. La coppia, il passo cadenzato, il ritmo binario che
accompagna tutte le storie dei carabinieri sono il tempo della
difesa, della sicurezza. Della rassicurante veglia dell'Arma sul
popolo intero.Nei romanzi e nei racconti che hanno per protagonisti
i carabinieri l'azione del singolo, anche quando è individuale e
nelle scene in cui l'uomo appare da solo, non è mai da considerarsi
nel suo muoversi isolato. E' sempre collettiva, sempre legata ad
altri elementi, collegata ad un compagno che idealmente rappresenta
uno status. Di più. Un codice.
Banditismo.
"Un brigante assai feroce, certo Di Sciascio, da Guardiagrele su
quel di Chieti, caduto nel potere della giustizia, doveva essere
dal tribunale militare speciale, sedente in Chieti stesso,
processato e condannato... respinto il ricorso in grazia, si
dispose per la esecuzione della sentenza. Frattanto giungeva da
Guardiagrele al comando di Chieti avviso qualmente una forte banda
di quei terrazzani si era proposta di liberare Di Sciascio, a
qualunque costo, dalla forza armata e quindi si invitavano le
autorità militari a provvedere. Il comandante la divisione diede
alle due compagnie che dovevano servire di scorta al condannato
pieni poteri di reprimere in qualche modo ogni tentativo di
ribellione..." (da "Il Carabiniere" - Roma, 3 aprile 1886).
Legge. Ancora da Leonardo
Sciascia: "Il capitano Bellodi, emiliano di Parma, per
tradizione familiare repubblicano e per convinzione, faceva
quello che in antico si diceva il mestiere delle armi e in un
corpo di polizia, con la fede di un uomo che ha partecipato a
una rivoluzione e dalla rivoluzione ha visto sorgere la legge:
e questa legge che assicurava libertà e giustizia, la legge
della Repubblica, serviva e faceva rispettare. E, se ancora
portava la divisa, per fortuite circostanze indossata... era
perché il mestiere di servire la legge della Repubblica, e di
farla rispettare, diventava ogni giorno più difficile".
Il capitano Bellodi, alla fine, verrà sostituito. Una "cosa"
mafiosa potentissima ostacolerà ogni tentativo di giungere alla
"verità". Ma resta in lui quel senso antico della legge, anche se
"servirla" è cosa assai complessa e diventa pressoché
impossibile.
La legge è un codice morale, ma per il carabiniere diventa una
sorta di uniforme ulteriore. Si avvince alla giacca e ai tratti del
volto come un segno distintivo impresso sulla pelle. E
un'abitudine, un costume, una componente essenziale della storia di
ciascun militare dell'Arma.
Guerre e colera. Grenoble.
0 battesimo del fuoco. 0 scontro di prova. Il collaudo
ufficiale del nuovo Corpo reale. Scontro con i francesi di
Napoleone. Quelle battaglie in cui non ci sono vincitori né
vinti, se vincere significa riportare minori ferite. Grenoble
(1815) è uno di quei conflitti che appartengono alla storia,
solo per le motivazioni che l'hanno provocato. I carabinieri
sono un corpo pronto ad essere utilizzato in caso di guerra.
Pronto ad ogni eventualità. Anche fuori della logica della
"guerra".
C'è un significativo episodio
accaduto lo stesso anno. Leggiamo la sua cronaca ricostruita su 1l
Carabiniere", la rivista dell'Arma: "Arta, paese della Carnia... fu
infestato da così fiera invasione vaiolosa che sul totale
complessivo di 700 abitanti, 45 vennero assaliti dal morbo e 14
miseramente perirono... le autorità, il sindaco di Arta
specialmente, con affanno preoccupavansi di questo stato di cose.
"I carabinieri!" esclamò una mattina quel sindaco, battendosi il
palmo della mano sulla fronte, come chi sia riuscito ad afferrare
una buona idea. "Mandiamo i carabinieri e il morale della
popolazione sarà risollevato! ....".
Tragedia. Quando la tragedia
colpisce i carabinieri, la loro attività, specie se un'attività che
ha sfiorato l'ideale, anche i semplici nomi dei posti diventano
storia. La provincia palermitana è diventata il simbolo della lotta
alla mafia e alla criminalità. La figura del generale dei
carabinieri Carlo Alberto Dalla Chiesa poi diventato Prefetto di
Palermo e ucciso a Palermo insieme alla moglie, Emanuela Setti
Carraro, è entrata in quella nuvola indefinita eppure circoscritta
e potente che è la leggenda. Il film di Giuseppe Ferrara "Cento
giorni a Palermo", che riproduce la tragedia, parte con una
sequenza di omicidi (l'ispettore Giuliano, Piersanti Mattarella,
Pio La Torre). La tragedia si materializza sin dall'inizio,
dall'epilogo funesto, uno stravolgimento voluto dei canoni classici
greci, dove la morte arriva al momento dello scioglimento. Uno
stravolgimento delle regole della tragedia che è lo stravolgimento
delle regole che la mafia porta con sé. Un sistema completamente
capovolto, uno Stato nello Stato, come molti hanno scritto.
La tragedia di Palermo è una
tragedia moderna riscritta in modi nuovi. Una scena che si inscrive
nella quotidianità delle vicende di cronaca. Scritta sui giornali,
annunciata in qualche modo, "rappresentata" (dopo) dalla pellicola
cinematografica. La tragedia moderna ha i suoi tempi, i suoi spazi,
i suoi limiti anche. Non nasce solo, come nella tragedia greca, da
un intento didattico-pedagogico. Ma da una realtà che fa i conti
con la gente e con le leggi di uno Stato "contro". Non una
giustizia canonizzata che detta le sue regole, ma una
controgiustizia che si impone sulla legge morale.
Pinocchio. Anche nel testo
immortale di Collodi, ecco un carabiniere, simbolo di una legge che
impone rispetto e "acciuffa" chi trasgredisce con una mossa
prevista e insieme fulminea...
"Ma Pinocchio, quando si avvide da
lontano del carabiniere che barricava tutta la strada, s'ingegnò di
passargli, per sorpresa, frammezzo alle gambe e invece fece fiasco.
Il carabiniere, senza punto muoversi, lo acciuffò pulitamente per
il naso (era un nasone spropositato, che pareva fosse fatto apposta
per essere acchiappato dai carabinieri) e lo riconsegnò nelle
proprie mani di Geppetto; il quale, a titolo di correzione, voleva
dargli subito una buona tiratina d'orecchi. Ma figuratevi come
rimase quando, nel cercargli gli orecchi, non gli riuscì di poterli
trovare. E sapete perché? Nella furia di scolpirlo, si era
dimenticato di farglieli ...".
Leggiamo la pagina così vitale e
scoppiettante, visionaria e imprevedibile di Collodi. Il suo
"carabiniere" è un po' marionettistico, come un oggetto
d'avanguardia che si muove a scatti e raggiunge il suo obbiettivo,
prendere per il naso, il naso smisurato, il burattino a cui il
padre non può neppure tirare le orecchie. Quel fantoccino, immobile
sulla via, incarna l'idea di un Ordine un po' caricaturale a cui
corrisponde l'anarchico sgambettare di Pinocchio.
Nel Sud. "Il ladro di bambini"
è un film di Gianni Amelio, del'92. Racconta il Sud, certa
disperazione, certo degrado senza indugi moralistici, inventando
uno "stile", un suo modo di dire le cose anche le più spiacevoli e
"indicibili". Oltre il neorealismo, un'immersione forte e
indimenticabile nei problemi meridionali.
La storia di Luciano, un bambino
disadattato in fuga, si fonde con quella di Antonio, un carabiniere
che incontra lui e Rosetta, sua sorella, in fuga anch'essa da una
vita in mano alla prostituzione. Nelle vicende cinematografiche, i
carabinieri riescono a far compenetrare le loro vite con quelle
della gente, a mettere insieme i tralicci delle esistenze. Antonio
non è un protagonista a sé, indipendente dal resto della storia.
Antonio è un personaggio accompagnato sempre da un'altra vita, da
un'altra esistenza. Mai da solo. Il carabiniere accompagna,
supporta, si unisce, si lascia vivere dagli altri protagonismi. Non
è solo e non lascia soli, anche se il suo compito è ingrato, se il
suo comportamento rischia la sanzione disciplinare.
Carlo Alberto. "Nella
battaglia di Santa Lucia, il 6 maggio del 1848, dopo lungo,
sanguinoso e indeciso combattimento, i piemontesi intrapresero un
disparato assalto generale... da ambe le parti erasi combattuto con
grande valore. I piemontesi attaccarono con grande vivacità e
energia e sostennero mirabilmente per tutta la giornata la loro
bella reputazione militare. Il re Carlo Alberto trovavasi in Santa
Lucia ed animava coll esempio i combattenti..."
(da "Il Carabiniere" - Roma, 20
marzo 1886).
Dalla parte della gente. Il
linguaggio usato dai carabinieri rientra nei canoni quotidiani, di
tutti i giorni. Vicini alla gente, gli uomini dell'Arma parlano con
i suoi registri, anche con i modi di dire tipici del popolo. Anche
un "perdinci" può dimostrarlo. Un modo un po' aulico, che diventa
uno slogan, un modo di dire, una sorta di moto di sorpresa di
fronte all'imprevisto:
"C'è il signor brigadiere?"
"No, ci sono io che faccio le veci"
- rispose l'appuntato Messina Giuseppe al contadino Giovanni
Garofano"
"Avevo qualcosa da dire..."
"Parlate pure a me liberamente, ché
fa lo stesso"
"Ecco, stamattina ho dovuto recarmi
alla casa di campagna del muratore Bollino, casa che trovasi nella
contrada Serra ed è disabitata. Là dentro, con grande mio spavento
ho trovato il cadavere del giovane Giuseppe Canizzo, stato ucciso
con una fucilata alla schiena"
"Perdinci! E voi non avete alcun
sospetto sull'autore dell'assassinio?" (da Il Carabiniere - Roma, 5
giugno 1886).
Allori di Crimea. "Roccia".
L'avamposto italiano in Crimea. Il battesimo del fuoco fuori dal
territorio. Le truppe dello zar sono costrette alla ritirata, sotto
l'impeto dei militari al servizio del re. Linea di confine tra
l'Italia e l'Europa, è di qui che parte la grande avventura
italiana nel continente. Anche i carabinieri si distinguono nella
battaglia e contribuiscono alla vittoria. Un punto non secondario
nell'intero progetto che permetterà a Camillo Benso Conte di Cavour
di contrattare un posto in Europa per il paese. La corsa italiana
ad una poltrona nel regno dei grandi, comincia da qui.
Massime. "Chi di voi non si
sente commosso pensando a sua madre, alle sue sorelle? Quando
trattate colle altre donne, pensate a queste, pensate che cosa vi
parrebbe se vedeste fatto ad esse un torto, recato un oltraggio
alla loro virtù" Cesare Cantù (da "Il Carabiniere" - Roma, 24
luglio 1886).
Arma. La difesa non più
solo della nazione, ma dello Stato. Forse anche della patria.
Con l'unità d'Italia, i carabinieri assumono definitivamente
la denominazione di "Arma". Sono la prima Arma del "Regio
Esercito Italiano".
"Mi saprebbe dire, brigadiere, com'è
ripartita presentemente la nostra Arma?"
"Sì signore: l'Arma si compone del
comando generale, di undici legioni territoriali, una legione
Allievi"...
"A quale scopo sono istituite le
legioni?"
"Per attendere alla sicurezza
pubblica"
"Continui pure"
"Le legioni territoriali sono
ripartite in divisioni compagnie, tenenze, sezioni e
stazioni"..
(da "Il Carabiniere" - Roma, 17
aprile 1886).
112. Il filo che collega la
richiesta d'aiuto all'altra parte del muro, la difesa. Non è solo
un numero. E' di più, è un segno, un simbolo. L'emblema della
richiesta di pronto intervento, la soluzione ai problemi di varia
natura. Una sorta di filo teso alla speranza che non si ferma
neanche di notte, la macchina della salvezza in grado di
raggiungere tutto e tutti. L'ombra. L'angelo custode dei deboli. Il
numero che lega insieme tutte le speranze e la gente, il tessuto
connettivo di un popolo che si ritrova unito dalla forza e dal
prestigio dell'Arma.
Panno Lenci. Panno italiano
brevettato con cui si fecero le prime statuine sui carabinieri. La
carta d'imbarco per la satira. Dal panno Lenci alle ceramiche di
Deruta e Castelli. Fino all'artigianato di Sciacca, in provincia di
Agrigento, dove la produzione della maiolica ha realizzato decine
di uniformi rossoblù. La satira prende di mira il carabiniere e la
sua bonarietà, il suo porsi dalla parte della gente e ascoltare
tutti, nessuno escluso. I militari raffigurati in terracotta
mettono in evidenza soprattutto i tratti del volto, "onesto" e
spesso smilzo. Capelli corti e baffetti. L'icona in bianco e nero
del volto risalta sotto il rossoblù del berretto.
Massime. "Il vero coraggio sta
nell'adempiere il proprio dovere, nella fedeltà alle promesse,
nella franchezza della parola e dello scritto, nel silenzio
opportuno e nell'opportuna astensione" Cesare Cantù (da "Il
Carabiniere" - Roma, 15 maggio 1886).
Collezione. A Roma, al
museo del Risorgimento, c'è una collezione di 3.200 figurine
che riproducono i reparti e gli uomini più rappresentativi
dell'esercito italiano nel 1866. Il risultato di un lavoro di
41 anni. Tanto ha impiegato il tenente di fanteria di Marina
Enrico Serra, che ha messo accanto ad ogni pezzo il nome e il
cognome. Ogni pezzo è stato tratto da una raffigurazione
reale. La realtà arriva a coincidere con la rappresentazione,
la rappresentazione si fa più reale. Tutte le parti metalliche
sono rivestite minuziosamente di sottile stagnola. La
rappresentazione spiazza la satira. La figura stilizzata e
altera, dritta e asciutta del carabiniere è quella che si
presta più delle altre alla rappresentazione. Nelle statuette
di terracotta, di stagno o di lega, tutta la compostezza del
rango diventa immagine, diventa segno.
Verbale. "Comando della
divisione militare di Chieti - ordine del giorno 16 settembre 1885
- la mattina del 13 corrente, in un magazzino ripieno di paglia e
di attrezzi rurali sviluppavasi nella città di Foggia notevole
incendio, causato molto probabilmente da inavvertita accensione di
un fiammifero nel chiudere la porta del magazzino stesso. Accorsero
prontamente sul luogo dell'infortunio le autorità locali, civili e
militari, il capitano dei carabinieri cav. Arè, il tenente Manduca,
.... come pure un buon numero di ufficiali e militari del 64'
fanteria. L'incendio prese tosto vaste proporzioni, minacciando di
invadere le abitazioni vicine..." (da "Il Carabiniere" - Roma, 22
maggio 1886).
Barzellette. Carabiniere a
collega: "Oggi mi sento mezzo scemo".
Risposta: "Allora stai meglio del
solito".
Carabiniere a collega: "Mi hanno
trasferito e sono demoralizzato. Dimmi qualcosa che mi tiri
su".
Risposta: "Alzati".
Beltrame. La raffigurazione
dell'Arma e dei suoi protagonisti deve molto a Achille
Beltrame, a Vittorio Pisani e a Walter Molino, i disegnatori
che per cinquant'anni hanno riprodotto le imprese dei
carabinieri su periodici e riviste illustrate. Sulla "Domenica
del Corriere" e sulla "Tribuna illustrata" i fatti di cronaca
diventavano le imprese del carabiniere. L'icona della fiamma,
in evidenza nella tavola, diventa il sigillo di credibilità
della notizia. La divisa rossoblù appare sempre in mezzo alla
gente. La folla, la collettività, il popolo fa sempre da
sfondo alle vicende. Le imprese del carabiniere appaiono in
concomitanza di fatti di cronaca, ne sono il suggello, il
punto risolutivo. L'intervento che sblocca la situazione e la
mano che scioglie i nodi. In queste storie settimanali che
hanno modellato l'immaginario popolare, dominano gli schemi
dell'intreccio romanzesco: eredità contese, scambi di persona,
incidenti di viaggio, miracolosi riconoscimenti. Domina
l'imprevisto, l'abnorme con l'aspetto di un elefante in libera
e incontrollata uscita, di un piroscafo incagliato o di una
miniera inondata.
Salvo D'Acquisto. Ci sono
dei nomi che diventano subito centri evocatori di immagini e
di storie. Immediatamente, alla semplice pronuncia, si apre
come una finestra da cui escono altri nomi, storie, vicende e
immagini. Se il nome è quello di un carabiniere, l'immagine
del martire e della morte per gli altri, l'icona del
sacrificio balza alla mente come un quadro prestampato, un
percorso obbligato. Morto per una patria che si sta perdendo,
morto per un paese allo sbando. L'uccisione del giovane
sottufficiale, che preferisce restare con la gente che sta
difendendo la propria casa, piuttosto che andare a combattere
in montagna contro i tedeschi, lo ripone nella sua nicchia
agiografica posta tra le persone. Mai da solo. Sempre con gli
altri, anche a costo della gloria. La scelta di difendere
Torre in Pietra costa la vita a Salvo D'Acquisto, che si
immortala nella storia dell'Arma e nella storia degli
uomini.
Massime. "Saper campare del
proprio, poco o molto che sia, è la prima guarentigia di una vita
onorata e tranquilla. Quando invece si comincia a vivere
dell'altrui, addio tranquillità e, pur troppo non di rado, addio
onore. Del creditore in oggi non ride più nessuno e si ride invece
del debitore rovinato". M. D'Azeglio (da "Il Carabiniere" - Roma,
15 maggio 1886).
Fedele. "Il capitano sentì
l'angustia in cui la legge lo costringeva a muoversi; come i suoi
sottufficiali, vagheggiò un eccezionale potere, una eccezionale
libertà d'azione: e sempre questo vagheggiamento aveva condannato
nei suoi marescialli. Una eccezionale sospensione delle garanzie
costituzionali, in Sicilia e per qualche mese: e il male sarebbe
stato estirpato per sempre. Ma gli vennero alla memoria le
repressioni di Mori, il fascismo: e ritrovò la misura delle proprie
idee, dei propri sentimenti. Ma durava la collera... ma non era
ancora un sereno giudizio" (Leonardo Sciascia).
Fiuto. Indagine, o naso, o
ricerche. Quello dei carabinieri è sottile, fatto piuttosto di
intuito, di vicinanza alla gente. 1l disco volante" è una
commedia del '64, diretta da Tinto Brass e interpretata da
Alberto Sordi e Monica Vitti. Il brigadiere dei carabinieri di
un paesino veneto è incaricato di indagare sul presunto arrivo
di un veicolo extraterrestre. Nella provincia bigotta e
angusta dell'Italia nordorientale, la verità si confonde con
la superstizione e la ricerca del nuovo muove da un
inconfondibile bisogno di emozioni. Tutti dichiarano di aver
visto il marziano, ma alla fine la storia coinvolge una povera
vedova in varie peripezie e tutti (brigadiere compreso)
verranno scambiati per visionari. Il fiuto del militare qui è
in mano ad un mondo che si astrae, che interpreta sé stesso
come un unico lungo sogno accartocciato. Ma il dovere ha la
meglio e il brigadiere si impegna a risolvere anche un caso
che ha dell'assurdo.
Il dovere come forma di legge morale
si imprime nella figura del carabiniere come un marchio distintivo.
Ne guida le mosse e i pensieri, ne plasma perfino l'aspetto.
Renato
Minore |