|
Sembra impossibile ma è vero: dall'avvento del sonoro, nel 1930,
negli anni successivi, i carabinieri, figure così importanti nella
società, sono del tutto assenti o quasi nei film di quegli anni. E
quale spiegazione si può fornire?
Forse soltanto questa: che il
Fascismo non amava molto l'Arma così fedele alla Monarchia oppure
perché non se ne sollecitava l'intervento in quanto.... non
esistevano delinquenti, ladruncoli, persone di malaffare, tutto era
limpido e pulito da poter tenere le... porte aperte. 0 forse perché
nel periodo del cosiddetto 'Tentennio Nero" si realizzavano, film
storici, biografie di persone famose, commedie brillanti o
melodrammi in cui il carabiniere aveva poca importanza e poteva
apparire solo di scorcio come in qualche film processuale o del
genere bellico. Ed infatti di scorcio appare un maresciallo dei
carabinieri, impersonato da Pietro Bigerna, nel film "La Bella
Addormentata" (1942) di Luigi Chiarini, che è tratto dalla commedia
di Rosso di San Secondo ambientata oltretutto nella Sicilia di fine
Ottocento.
Anni Quaranta. E' soltanto
verso la fine degli anni Quaranta che la figura del carabiniere
viene presentata sullo schermo in maniera del tutto positiva ed
esemplare. Nel 1949 infatti due film mostrano tale figura in tutta
la sua azione morale. In uno, "La fiamma che non si spegne" il
carabiniere è il vero protagonista ed è rappresentato dapprima nel
suo sereno e pulito ambiente familiare per diventare poi il vero
eroe. Il film si ispira alla figura del giovane Salvo D'Acquisto
anche se appare con un nome diverso, Luigi Manfredi, che sacrifica
sé stesso facendosi arrestare da un commando tedesco, dopo l'8
settembre del 1943, dichiarandosi colpevole dell'uccisione di due
soldati germanici, per salvare molte persone del suo paese prese
come ostaggi e destinate alla fucilazione. E' il periodo del
tremendo ordine delle SS "Dieci italiani per un tedesco".
Nell'altro film di quell'anno, "In
nome della Legge", diretto da Pietro Germi e tratto dal romanzo
"Piccola Pretura" di Giuseppe Guido Loschiavo, un maresciallo dei
carabinieri, impersonato da un efficace e bravissimo Saro Urzì
(così aderente al ruolo da meritarsi uno dei primi premi assegnati
nel dopoguerra), si adopera umanamente e con dedizione ad aiutare
un pretore in una difficile inchiesta in una cittadina della
Sicilia dove predomina l'omertà, la paura, e lo strapotere
feudatario. Un altro film di quel periodo è "Patto col diavolo" di
Chiarini ed è doveroso citarlo per la presenza di un ufficiale dei
carabinieri, l'ottimo Guido Celano, che conduce efficacemente
un'inchiesta su un delitto causato dalla faida sanguinaria fra due
famiglie divise da contrasti d'interesse in una zona remota della
Calabria.

Anni Cinquanta. Negli anni Cinquanta
la figura del carabiniere, onesto e leale, vero tutore della legge,
appare più frequentemente sugli schermi italiani anche se talvolta
è solo una figura come in alcuni film processuali fra i quali "E'
primavera" "Tormento", "Il tradimento" o "Pietà per chi cade" nei
quali i carabinieri stanno accanto all'accusato di turno, e lo
stesso dicasi per l'episodio "Il processo di Frine" " inserito in
"Altri tempi" di Blasetti in cui Gina Lollobrigida attende con un
sorriso ineffabile una sentenza a lei favorevole guardata a vista
sullo scanno degli accusati da due impettiti
carabinieri. |