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Com'è stato dirigere una
fiction come Il Maresciallo
Rocca?
«Molto interessante. Il personaggio è prima di tutto un uomo, con
le sue forze e le sue debolezze, come tutti gli uomini di questa
terra. In più ha a che fare con una donna, la Sandrelli, che si
potrebbe definire come la quintessenza della femminilità. La donna
che tutti vorrebbero accanto e che molti non hanno».
Quindi è un maresciallo dal volto
umano...
«Sì, molto umano. E' questa una caratteristica comune alla maggior
parte degli uomini dell'Arma. Per la figura di Rocca sono andato a
pescare soprattutto dentro il loro privato, che è interessante
perché essi riescono a viverlo come il lavoro, ovvero
semplicemente, alla mano".
La semplicità. La capacità di
comunicare, quindi?
«Sì, credo che sia una delle caratteristiche che maggiormente mi ha
colpito nei carabinieri e spero di essere riuscito a raccontarla
bene. Non puoi essere un carabiniere se non sai parlare alla gente,
se non sai comunicare con chi ha bisogno di te».
Una grande differenza con molte
altre figure delle forze dell'ordine che possiamo trovare in altre
parti del mondo.
«Certamente, se c'è una categoria della quale ci invidiano
l'umanità e insieme la forza d'animo questa è quella dei
Carabinieri. Vede, l'Arma non è solo una forza al servizio dei
cittadini, l'Arma è un vero simbolo. Basta chiederlo a tutti quelli
che si rivolgono ai Carabinieri con la fiducia con cui si
rivolgerebbero ad un parente caro. Un simbolo, la stessa uniforme è
una garanzia di pulizia morale».
E' anche per questo che il
maresciallo Rocca si è conquistato un posto d'onore nelle tv e
negli animi degli italiani, vero?
«Sì, credo di sì. Rocca è prima di tutto "uno di loro", un qualcuno
con cui la gente si identifica, si confronta. Non si vede come un
personaggio televisivo inavvicinabile. Ma come molto di più. Rocca
è un uomo, con i guai degli uomini, solo che per lavoro si trova a
risolvere i problemi degli altri. In questo è bravissimo perché,
per farlo, guarda ai suoi problemi, che poi sono quelli di tutti i
giorni. La casa, i figli, la donna del cuore».
Dalla parte della gente. Ma lei
crede che sia facile per i Carabinieri?
«No. E' uno sforzo che i ragazzi dell'Arma fanno ogni giorno per
essere sempre dalla parte giusta. Con tutte le difficoltà che
affrontano, compreso il pericolo della stessa vita. Ma quello che
li distingue è che i carabinieri prendono tutto con una
straordinaria bonarietà. Che gli deriva dalla consapevolezza di
essere parte integrante del paese».
Renato
Minore |