|
"La televisione a colori, in Italia,
è apparsa più tardi che altrove, nel resto d'Europa e del mondo. Il
ritardo fu un po' il risultato della mancata scelta fra le
tecnologie allora prevalenti in Europa, ma anche di un orientamento
dei governi del tempo, parliamo degli anni '70, ispirati a una
politica economica "di austerità" incline ad orientare gli
investimenti verso i "consumi sociali" e a contrastare un
"consumismo" inteso come negativo e come portatore di dissipazione,
di una crescita disordinata e contraddittoria.

Quando, verso la fine degli anni '70, la televisione a colori
entrò nelle nostre case, e vi entrò lentamente anche a motivo di
una crisi dell'industria nazionale alla quale non si riuscì a porre
riparo, fu per molti italiani una sorta di nuova nascita mediatica,
che ricorda un po', per intenderci, l'esperienza raccontata ne La
mia Africa da Karen Blixen. Piombata dal nord dell'Europa nel
continente africano, la protagonista racconta di essere come nata
una seconda volta, a tal punto i sensi, la vista, l'udito, e
l'olfatto, la percezione del mondo circostante erano stati
aggrediti da una realtà diversa e inebriante, e da sensazioni mai
provate prima con tanta intensità.
L' Italia in bianco e nero, prolungandosi al di là dei tempi per
così dire tecnici, aveva attenuato i contrasti in una uniformità
destinata a coprire i mutamenti nel frattempo intervenuti . Grazie
al colore, e alla sua iniziale violenza mediatica, gli italiani
scoprirono un Paese cambiato, più ricco e complesso, tumultuoso e
mutevole, dai contrasti più netti e infinitamente più variegati.
Era come se, d'improvviso, ci si rendesse conto di quello che in
realtà era successo gradualmente, e da tempo.

La scoperta del colore, fatta da registi e operatori che ne
andavano saggiando le capacità espressive, sorprendenti per il
piccolo schermo, venne come mediata e trasmessa agli spettatori
quale mezzo per interpretare realtà che erano o venivano vissute
come nuove.Una società prevalentemente agricola come quella per
esempio della fiaba paesana e cinematografica di Pane, amore e
fantasia o, per altri aspetti, di alcuni dei Racconti del
Maresciallo di Landi nella prima versione, apparve d'improvviso
lontana, col suo mondo dominato da figure appena sbozzate nella
loro semplicità. Era, ci si accorse, un mondo da tempo travolto e
seppellito da forze immani, da una tumultuosa industrializzazione,
da movimenti migratori travolgenti dal sud al nord, dall'arco
alpino e dagli Appennini alle pianure e alle coste, dalla campagna
alle città sempre più estese, e come enfiate nel loro protrarsi
smisurato nello spazio. |